daniela2

 
 

 La miocardite è un’ infiammazione del miocardio  causata da  virus  batteri parassiti quando le difese immunitarie sono indebolite: Il glutine causa ipofunzione tiroidea aumentata resistenza insulinica e alterazione delle difese immunitarie con malattia autoimmune del cuore tiroide pancreas fattori della coagulazione del sangue! La associazione di tutto questo può comportare a infarto fulminante! Consiglio di eliminare i cibi con glutine per tutti!

 

La miocardite è un’ infiammazione del miocardio, il muscolo cardiaco. Una varietà di segni e sintomi, tra cui dolore toracico, scompenso cardiaco, anomalie del ritmo cardiaco, affanno improvviso, possono essere causati da miocardite.

Quando l’infiammazione del tessuto miocardico diventa estesa a gran parte del muscolo, l’azione di pompa del cuore viene a essere compromessa con conseguente riduzione della gittata cardiaca. In altre parole, il cuore non sarà più in grado di garantire un adeguato apporto di sangue agli organi e apparati del nostro corpo. Talvolta, la compromissione della funzione contrattile è tale che il ristagno di sangue all’interno delle camere cardiache può portare alla formazione di coaguli nel cuore (trombi) con il conseguente rischio di ictus (emboli).

 In molti casi, il gonfiore che provoca la miocardite migliora,  con il trattamento antibiotico portando ad un completo recupero. 

GLUTINE E CUORE 

 

Accanto alle manifestazioni cliniche più conosciute suggestive di un'intolleranza al glutine, esistono alcune nuove associazioni morbose, come, ad esempio, quella relativa alle malattie cardiovascolari, che sono state evidenziate recentemente. L'impatto di queste nuove associazioni alla malattia celiaca è sicuramente inferiore rispetto a quello di altre malattie endocrine, dell'anemia e delle malattie mieloproliferative. In letteratura, infatti, vi sono pochi riscontri e con casistiche spesso limitate. Tuttavia, si tratta di patologie non trascurabili ed in alcuni casi è stato dimostrato che il trattamento dietetico privo di glutine potrebbe rappresentare uno strumento adatto a prevenirne lo sviluppo od a migliorarne la manifestazione.

 

 

Dal "De Gasperis" Cardio Center di Milano un approccio innovativo alla miocardite acuta

 

Un approccio diagnostico innovativo alla miocardite acuta, che evita esami invasivi non necessari in soggetti a basso rischio, indirizzandoli verso tecnologie non invasive e, inoltre, traccia nuove ipotesi per le scelte terapeutiche. È l'esito di una ricerca svolta dal "De Gasperis" Cardio Center dell'Ospedale Niguarda di Milano in collaborazione con il Policlinico San Matteo di Pavia e l'Ospedale San Raffaele di Milano. I risultati dello studio, realizzato grazie al supporto della Fondazione Angelo De Gasperis, sono stati presentati in occasione del 51° Convegno di Cardiologia svoltosi nel capoluogo lombardo e pubblicati su "Circulation". La miocardite - ricordano gli autori, coordinati da Enrico Ammirati, del "De Gasperis" Cardio Center - è un'infiammazione del tessuto muscolare cardiaco che riconosce cause diverse, di natura infettiva, tossica o autoimmune e può decorrere quasi senza sintomi, ma più spesso si manifesta con dolore toracico oppure con aritmie, incluso l'arresto cardiaco. Il più delle volte il danno regredisce, arrivando in molti casi alla normalizzazione, ma in alcuni pazienti può essere alla base di una grave disfunzione cardiaca che può associarsi a edema polmonare, scompenso acuto o shock, tali da richiedere trattamento intensivo, inclusi l'applicazione di supporti meccanici al circolo e, in qualche caso, il trapianto cardiaco in urgenza. Di qui la definizione di "fulminanti" per le forme associate a grave disfunzione del cuore e di "non fulminanti" per le altre forme, anche se possono comportare un certo grado di disfunzione cardiaca. Si tratta peraltro di una condizione dove le raccomandazioni delle diverse società scientifiche non sono del tutto coerenti e sono molto spesso disattese nella pratica clinica. «In questo studio» spiegano gli autori «abbiamo analizzato gli esiti clinici e le variazioni della frazione d'eiezione del ventricolo sinistro (Lvef, valori normali >= 55%) in 187 pazienti consecutivi, ricoverati dal 2001 al 2016 presso l'Ospedale Niguarda di Milano o il Policlinico San Matteo di Pavia, con diagnosi di miocardite acuta, confrontando 55 pazienti che hanno presentato una miocardite fulminante (Fm) con 132 che avevano avuto una forma non fulminante (Nfm)».

Andava infatti chiarito un aspetto. «Studi precedenti» precisano di ricercatori «suggerivano che, nonostante la presentazione drammatica, i pazienti con Fm potessero avere esiti migliori rispetto a quelli con Nfm, con maggiore probabilità di recupero funzionale». Per osservare l'andamento della malattia fin dal suo esordio, gli autori hanno concentrato la loro attenzione sui pazienti con esordio dei sintomi entro 30 giorni dalla presentazione in ospedale (miocarditi acute) e per verificarne l'impatto a distanza hanno analizzati gli esiti anche a lungo termine. Questi i risultati in termini di sopravvivenza: «il 25% dei pazienti con Mf è deceduto o è stato trapiantato d'urgenza nello stesso ricovero, mentre tutti i pazienti con Nfm sono stati dimessi senza necessità di trapianto» riportano gli autori. «Nel lungo periodo (9 anni) non si sono osservati eventi cardiaci o morte per altre cause nei pazienti con Nfm. Tra quelli con Mf, un paziente - dimesso con un dispositivo di assistenza cardiaca - è stato successivamente trapiantato e tre sono morti per cause non cardiache. Pertanto, diversamente da quanto osservato in casistiche dove il numero di Mf era inferiore e l'inizio dell'osservazione era più tardivo rispetto all'esordio, la prognosi si è rivelata significativamente peggiore nelle Mf rispetto alle Nfm». Inoltre, aggiungono, benché durante il ricovero si sia osservato un maggior incremento della Lvef nelle Mf (+32 punti %) rispetto alle Nfm (+3 punti %), alla dimissione la percentuale di pazienti con Lvef inferiore alla norma (<55%) era del 29% nei pazienti con Mf rispetto al 9% in quelli con Nfm. «Quindi anche dal punto di vista della funzione cardiaca le Mf hanno un esito peggiore delle Nfm» sottolineano gli autori. Rilevanti sono le implicazioni per la pratica clinica. La prima riguarda il ricorso alla biopsia miocardica per la diagnosi di certezza. Dato il decorso spesso spontaneamente benigno della miocardite e la modesta esperienza nell'esecuzione e nell'interpretazione della biopsia cardiaca, in molti ospedali di fatto la raccomandazione a eseguirla non è seguita dalla maggioranza dei clinici. «Nella casistica presentata in questa ricerca, 50 pazienti su 187 (27%) sono stati sottoposti a biopsia e 39 di questi avevano una Mf» sottolineano gli autori. Sempre riguardo l'approccio non invasivo alla diagnosi risalta l'uso della risonanza magnetica (Rm) cardiaca, metodica «in grado di caratterizzare l'infiammazione del tessuto cardiaco e, nel tempo, la sua possibile evoluzione cicatriziale e di fatto utilizzata per confermare il sospetto clinico di miocardite. Nella casistica presentata in questa ricerca, 149 pazienti su 187 (80%) sono stati sottoposti a Rm, soprattutto quelli con Nfm (94%)». In ogni caso, precisano Ammirati e colleghi, «i pazienti con miocardite acuta e significativa disfunzione cardiaca e/o sintomi di scompenso devono essere riferiti rapidamente a un centro esperto nella diagnosi e trattamento dello shock cardiogeno». Infine, ribadiscono, nei pazienti con compromissione funzionale (e quindi nei casi di Mf) la biopsia resta altamente raccomandata, mentre nei pazienti con funzione cardiaca normale o che tende rapidamente e spontaneamente a normalizzarsi, la Rm può essere sufficiente nella maggior parte dei casi. «Gli esiti clinici e funzionali della nostra casistica, in particolare l'assenza di eventi anche a distanza nei pazienti con Nfm, dimostrano la validità di questo approccio» concludono. (A.Z.)

Circulation, 2017;136(6):529-45.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28576783

L’aggiunta di colchicina alla terapia anti-infiammatoria standard per la pericardite riduce di oltre il 50% l’incidenza delle recidive della patologia e i sintomi persistenti, rispetto al placebo. E’ il risultato dello studio CORP, un trial tutto italiano condotto dal Dr. Massimo Imazio dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino e presentato in occasione del Congresso della European Society of Cardiology (ESC) che si è appena concluso a Parigi.  Lo studio è stato pubblicato su Annals of Internal Medicine.

La colchicina è un alcaloide della famiglia dei tropoloni, originariamente estratta dalle piante del genere Colchicum . Si presenta sotto forma d'una polvere giallastra ed inodore, cristallina o amorfa ed è assai solubile in cloroformio, etanolo ed acqua. 

Lo studio presenttao a Parigi è stato condotto in 4 centri italiani e ha arruolato 120 pazienti che avevano mostrato una prima ricaduta di pericardite. Ai partecipanti è stata somministrata la colchicina come terapia adiuvante alla dose iniziale di 1,0-2,0 mg per il primo giorno e una dose di mantenimento da 0,5-1,0 mg/die per i successivi 6 mesi. La dose più bassa del farmaco è stata somministrata ai pazienti di peso inferiore ai 70 kg o a quelli intolleranti alla dose più alta del farmaco.

L’endpoint primario dello studio era l’incidenza di ricadute a 18 mesi mentre gli endpoint secondari riguardavano  la persistenza dei sintomi della patologia a 72 ore, il tasso di remissione a una settimana, il numero di ricadute, il tempo alla prima ricaduta, le ospedalizzazioni associate alla pericardite, il tamponamento cardiaco (una condizione clinica in cui si verifica un versamento pericardico tale da provocare un difetto di riempimento diastolico ventricolare con una compromissione della dinamica cardiaca) e il tasso di pericarditi costrittive.

I risultati dello studio hanno mostrato che l’aggiunta della colchicina alla terapia standard ha ridotto in modo significativo l’incidenza delle recidive a 18 mesi, rispetto al placebo (24% vs 55%, P<0,001).
La persistenza dei sintomi a 72 ore era significativamente più bassa nel gruppo che aveva ricevuto il farmaco, rispetto ai controlli (23,3% vs 53,3%, P=0,001), come anche il numero medio delle ricadute.

Il tasso di remissione a una settimana era superiore nei pazienti che avevano ricevuto la colchicina rispetto a quelli che avevano ricevuto il placebo (82% vs 48%, P<0,01), come anche il tempo alla prima ricaduta della patologia.

L’incidenza di eventi avversi era uguale per entrambi i gruppi in studio (7% vs 7%).

Attualmente la colchicina viene utilizzata come farmaco per il trattamento della gotta, ma sembra essere utile in svariate sindromi con fenomeni flogistici.
Relativamente recente (2007) è il suo impiego da parte dei cardiologi nel trattamento delle pericarditi e nella prevenzione delle recidive di tale processo infiammatorio del pericardio.

Massimo Imazio, Antonio Brucato, Roberto Cemin et al. on behalf of the CORP (COlchicine for Recurrent Pericarditis) Investigators Colchicine for Recurrent Pericarditis (CORP): A Randomized Trial  Ann Intern Med August 28, 2011 E-359; published ahead of print August 28, 2011,

GLUTINE E CUORE

 

Aspetti clinico-epidemiologici

Accanto alle manifestazioni cliniche più conosciute suggestive di un'intolleranza al glutine, esistono alcune nuove associazioni morbose, come, ad esempio, quella relativa alle malattie cardiovascolari, che sono state evidenziate recentemente. L'impatto di queste nuove associazioni alla malattia celiaca è sicuramente inferiore rispetto a quello di altre malattie endocrine, dell'anemia e delle malattie mieloproliferative. In letteratura, infatti, vi sono pochi riscontri e con casistiche spesso limitate. Tuttavia, si tratta di patologie non trascurabili ed in alcuni casi è stato dimostrato che il trattamento dietetico privo di glutine potrebbe rappresentare uno strumento adatto a prevenirne lo sviluppo od a migliorarne la manifestazione.

Di certo più numerosi, relativamente allo studio su tale associazione, sono i lavori pubblicati sul rischio di malattia celiaca in soggetti affetti da cardiomiopatia dilatativa (CMDI): è stata stimata, infatti, una prevalenza di enteropatia da (1,2) glutine pari al 5.7% in pazienti affetti da tale patologia cardiovascolare . In un (1) importante lavoro di Curione è stato effettuato uno screening della celiachia in 52 soggetti con cardiomiopatia dilatativa idiopatica (CMDI) esaminati in dettaglio mediante coronarografia e biopsia endomiocardica; in 3 dei 52 pazienti e, quindi, con una rilevante percentuale (circa 6%), è stata evidenziata l'atrofia dei villi intestinali. (3) Successivamente, uno studio retrospettivo effettuato su 238 soggetti affetti da CMDI, su 28 loro familiari con iniziali alterazioni elettrocardiografiche o ecocar-diografiche e su 393 familiari sani, ha riportato un esito positivo al dosaggio degli anticorpi anti-transglutaminasi in 6 soggetti malati; tutti e 6 sono risultati positivi per l'HLA DQ2-DQ8 e la biopsia intestinale ha evidenziato in ognuno di loro le tipiche lesioni della malattia celiaca. Inoltre, sono risultati positivi al dosaggio degli anticorpi specifici per la celiachia il 7% dei 28 familiari caratteriz-zati da alterazioni strumentali suggestive per CMDI e solo lo 0.7% dei familiari sani. Dai risultati ottenuti si evince che l'intolleranza al glutine geneticamente determinata può costituire un importante fattore nella genesi autoimmune della CMDI, così come dimostrato per altre patologie. Inoltre, considerata l'elevata prevalenza di MC tra i familiari affetti da alterazioni specifiche per CMDI, è deducibile pensare che uno screening sierologico potrebbe rappresentare uno strumento utile per prevenire lo sviluppo della patologia cardiaca. (4) Uno studio Italiano ha esaminato 187 pazienti, 110 con insufficienza cardiaca e 77 con aritmie, diagnosticati con miocardite autoimmune. Il 4.4% di loro è risultato positivo al dosaggio degli anticorpi antiendomisio ed antitransglutami-nasi, un dato statisticamente significativo se comparato allo 0.6% dei controlli sani. Cinque dei nove soggetti con nuova diagnosi di celiachia, caratterizzati da insufficienza cardiaca, sono stati trattati con una dieta priva di glutine associata ad una terapia immunosoppressiva; una dieta senza glutine ha rappresentato l'unico trattamento per i restanti 4 pazienti celiaci con miocardite autoimmune e con extrasistoli. Il risultato è stato un evidente miglioramento clinico cardiova-scolare e un risultato negativo al dosaggio degli anticorpi per la celiachia in tutti i (5) nove pazienti, dopo il trattamento (8-12 mesi). Un altro recente studio ha valutato la prevalenza della malattia celiaca in 74 pazienti Brasiliani affetti da grave cardiopatia dilatativa: il 2.63% degli individui è risultato positivo agli anticorpi antiendomisio di classe IgA, mentre sono risultati sierologicamente positivi al dosaggio degli anticorpi anti-transglutaminasi di classe IgA ben 5 dei pazienti esaminati (6.75%). Per quanto riguarda l'associazione tra pericardite e malattia celiaca, Riccabona (6) et al. , studiando 26 bambini affetti da enteropatia da glutine, hanno trovato un versamento pericardio nel 50% dei soggetti esaminati. Il versamento pericardio si presentava di modesta entità, asintomatico e di rilievo strumentale. E' stato rilevato, nei bambini celiaci che presentavano una tale anomalia, un valore più alto di anticorpi antiendomisio ed una quantità più bassa di selenio e di ferro rispetto ai bambini privi di versamento, a differenza dell'ECG, della RX al torace ed di altri esami ematochimici che risultavano, invece, simili per entrambi i gruppi di studio. Anche in questo caso è stata avanzata l'ipotesi di una causa immunologica riguardo all'associazione delle due patologie. (7) Un'altro recente studio Italiano , effettuato su 642 pazienti in lista per un trapianto cardiaco, ha rilevato che l'1.9% di loro risultava positivo agli anticorpi anti-endomisio (comparato allo 0.35% rilevato in 720 controlli sani); inoltre, la 

percentuale di positivi agli stessi anticorpi in soli 275 degli stessi pazienti, che presentavano, però, una cardiomiopatia dilatativa, è stata pari al 2.2% (comparato all'1.6% riscontrato nei rimanenti pazienti in lista per il trapianto). In passato, inoltre, altri studi relativi all'associazione tra celiachia latente e malattie cardiovascolari hanno descritto casi di aritmie ipercinetiche ventricolari legate al prolungamento del Q-T per turbe elettrolitiche presenti nei soggetti con enteropatia da glutine senza sintomatologia gastrointestinale, poiché legate all'atrofia dei villi. Interessante, ad esempio, un lavoro di (8) Corazza nel quale è stato evidenziato un prolungamento del Q-T in un terzo dei pazienti celiaci oggetto dello studio, contro nessuno dei pazienti con pancreatite cronica e disturbi intestinali comparati ai primi. In questi pazienti affetti da malattia celiaca è stato evidenziato un rapporto inverso tra prolungamento del Q-T e potassemia, da cui viene la raccomandazione di integrare la terapia dietetica con la somministrazione di potassio. (9) Infine, va ricordato che nel 1976 Whorwell , studiando la mortalità nei celiaci, avrebbe osservato una mortalità per cardiopa-tia ischemica e stroke ridotta del 40% rispetto alla popolazione generale, ipotizzando un'azione di protezione della celiachia nei riguardi di tali patologie, forse per bassi livelli di colesterolo, trigliceridi e fibrinogeno che caratterizzano questa malattia. (10) Un altro studio , più recente, condotto su 3790 pazienti affetti da malattia celiaca ha confermato una diminuzione del rischio di ipertensione e ipercolesterolemia, evidenziando, inoltre, un diminuito rischio di infarto del miocardio ma anche un lieve aumento di rischio di stroke. Tuttavia, queste osservazioni non sono state confermate da altri autori.

Per tale associazione l'ipotesi patogenetica autoimmune sembra essere la più attendibile; infatti, in alcuni pazienti affetti da CMDI e nei loro familiari, è stata rilevata la presenza di autoanticorpi diretti verso il cuore e, in alcuni di essi, degli stessi (3) antigeni di istocompatibilità presenti in patologie ad accertata patogenesi autoimmune . Si può anche ipotizzare che il danno cardiaco sia il risultato di un meccanismo autoimmune scatenato dalla gliadina, come già dimostrato per altre patologie (11,12) associate alla celiachia . L'azione positiva esplicata da una dieta priva di glutine evidenzia, inoltre,che il miglioramento della funzionalità cardiaca potrebbe essere dovuto ad un migliorato assorbimento di nutrienti ed oligoelementi che svolgono un ruolo importante sulla funzione contrattile del miocardio e sulla stabilità elettrica, nonché l'assorbimento di farmaci cardiovascolare, compromesso in questi soggetti sia dall'atrofia dei villi intestinali, propria della malattia celiaca, sia dell'enteropatia proteina disperdente, secondaria alla stasi venosa, presente nella CMDI in fase avanzata. La tipica espressione di atrofia dei villi intestinali che caratterizza la malattia celiaca, inoltre, può limitare l'assorbimento di differenti nutrienti come la tiamina, la riboflavina, il magnesio, il calcio, il selenio, la carnitina, etc, attivi nel metabolismo del (13) miocardio . In particolar modo la carnitina rappresenta un importante carrier per il trasporto di gruppi acilici all'interno dei mitocondri, dove avviene la b-ossidazione; questa sostanza può essere rilevata nel siero, nei muscoli scheletrici e nel (14) tessuto cardiaco . Un incremento dei livelli di carnitina potrebbe risultare efficace per la “performance” cardiaca come è (4,7,13,15-17) già stato osservato da alcuni autori in pazienti affetti da CMDI e CD trattati con una dieta priva di glutine.

Le patologie cardiovascolari assumono, come incidenza statistica, una posizione secondaria nella malattia celiaca rispetto alle malattie endocrine ed alle connettiviti. Tuttavia, in considerazione delle osservazioni clinico-epidemiologiche sopra descritte, appare evidente come tali patologie possano rappresentare una rilevante complicazione nei soggetti affetti da enteropatia da glutine. Appare ragionevole, quindi, considerare lo screening per la malattia celiaca un opportuno strumento diagnostico in soggetti affetti da malattie cardiovascolari, data l'evidente azione positiva esplicata da una dieta priva di glutine sulla performance del miocardio. Inoltre, vista l'elevata prevalenza di malattia celiaca tra i familiari di pazienti con CMDI, lo screening sierologico può risultare ulteriormente utile a prevenire lo sviluppo della patologia cardiaca, prima che questa possa manifestarsi clinicamente.

 

10. J West, RFA Logan, TR Card, et al. Risk of vascular disease in adults with 1. M Curione, M Barbato, L Biase, et al. Prevalence of coeliac disease in diagnosed celiac disease: a population-based study. Aliment Pharmacol idiopathic dilated cardiomyopathy. Lancet 1999;354:222-3. Ther 2004;20:73-9. 2. C Chimenti, M Pieroni, A Frustaci. Celiac disease in idiopathic dilated 11. A Ventura, G Magazzu, L Greco. Duration of exposure to gluten and risk for cardiomyopathy. Ital Heart J 2001;2;658-9. autoimmune disorders in patients with celiac disease. SIGEP Study Group 3. T Not, E Faleschini, A Tommasini, A Repetto, et al. Celiac disease in patients for Autoimmune Disorders in Celiac Disease. Gastroenterology with sporadic and inherited cardiomyopathies and in their relatives. Eur 1999;117:297-303. Heart J 2003;24:1455-61. 12. M Peracchi, C Trovato, M Longhi, M Gasparin, et al. Tissue 4. A Frustaci, L Cuoco, C Chimenti, M Pieroni, et al. Celiac disease associated transglutaminase antibodies in patients with end-stage heart failure. Am J with autoimmune myocarditis. Circulation 2002;105:2611-8. Gastroenterol 2002;97:2850-4. 5. RS De Bem, SR Da Ro Sa Utiyama, RM Nisihara, et al. Celiac disease 13. KKA Witte, AL Clark, JGF Cleland. Chronic heart failure and micronutrients. prevalence in Brazilian dilated cardiomyopathy patients. Dig Dis Sci J AM Coll Cardiol 2001;37:1764-5. 2006;51:1016-9. 14. M Curione, C Danese, F Viola, et al. Carnitine deficiency in patients with 6. M Riccabona, E Rossipal. Pericardial effusion in celiac disease--an coeliac disease and idiopathic dilated cardiomyopathy. Nutr Metab Card Dis incidental finding? Wien Klin Woch 2000;112:27-31. 2005;15:279-83. 7. D Prati, MT Bardella, M Peracchi, L Porretti, et al. High frequency of anti-15. W El-Aroussy, A Rizk, G Mayhoub, et al. Plasma carnitine levels as a marker endomysial reactivity in candidate sto heart transplant. Dig Liver Dis of impaired left ventricular functions. Mol Cell Biochem 2000;213:37-41. 2002;34:39-43. 16. D Pauly, CJ Pepine. The role of carnitine in myocardial dysfunction. Am J 8. GR Corazza, M Frisoni, C Filipponi, et al. Investigation of QT interval in adult Kidney Dis 2003;41:35-43. coeliac disease. BMJ 1992;304:1285. 17. Z Curione, M Barbato, F Viola, P Francia, et al. Idiopathic dilated 9. PJ Whorwell, MR Alderson, KJ Foster, R Wright. Death from ischaemic cardiomyopathy associated with coeliac disease: the effect of gluten free diet heart-disease and malignancy in adult patients with coeliac disease. Lancet on cardiac performance. Digest Liver Dis 2002;34:867-71. 1976;2:113-4.

 

 

 

e-max.it: your social media marketing partner