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Malattia infiammatoria pelvica la causa ? Sindrome della permeabilità intestinale, celiachia, sensibilità al glutine

 

Diverse patologie umane partono da un intestino poco efficiente. Ma cosa rende inefficiente l’intestino? Bisogna rivalutare i rapporti tra cibo e salute. Tre milioni di italiani e venti milioni di statunitensi soffrono di sensibilità al glutine, sindrome simile ma allo stesso tempo diversa dalla celiachia. Dalla sensibilità al glutine scaturiscono patologie diverse, in funzione del polimorfismo genetico dei soggetti e dell’ambiente in cui essi vivono. Aumentando le nostre conoscenze sulle interazioni tra cibo, abitudini alimentari, genomica e ambiente è possibile effettuare una prevenzione e/o terapia migliore. È iniziata l’era dell’epigenetica mentre il dogma del determinismo genetico si avvia al tramonto.

Permeabilità dell’intestino 
Molti studi sulla permeabilità della barriera gastrico-intestinale (g.i.) indicano che essa è strettamente dipendente dal genoma dei batteri intestinali. L’intestino con flora batterica compromessa che a sua volta compromette la produzione di enzimi digestivi, perdendo le normali condizioni biochimiche, relative a pH, vitamine, peptidi e batteri, genera infiammazione minima submucosale secondaria, tale da alterare alcuni pattern enzimatici presenti sulle membrane cellulari, in particolare sui microvilli (un caso eclatante è quello della lattasi. 

In condizioni normali i microvilli permettono la digestione fisiologica e l’assorbimento dei micronutrienti, mentre in condizioni anomale si determina il passaggio di macro-molecole oltre la barriera g.i, che per le loro dimensioni possono essere identificate come non self e risultando immunogene possono scatenare una risposta immunologica. L’epitelio g.i. è normalmente una barriera selettivamente permeabile e la sua funzione è determinata dalla formazione di complessi proteina-proteina: desmosomi (desmosome junctions), emidesmosomi (hemidesmosome junctions), giunzioni comunicanti (gap junctions), aderenti (adherens junctions) e giunzioni strette (tight junctions). Queste ultime collegano meccanicamente cellule adiacenti per sigillare lo spazio intercellulare. 

Nel corso dell'ultimo decennio, c'è stata una crescente attenzione alle tight junction, in quanto la loro alterazione determina un’interruzione della funzione di barriera g.i. che contribuisce a favorire reazioni immunologiche (malattie autoimmuni ed infiammatorie). Complessivamente, i risultati di tutti questi studi mostrano o comunque sembrano suggerire che le malattie correlate con l’intestino permeabile possano scomparire e/o arrestarsi se la funzione di barriera intestinale del paziente viene ristabilita. Le prove a sostegno di tutto ciò sono ancora incomplete, ma sono abbastanza solide da incoraggiare i ricercatori a proseguirne il cammino intrapreso. Tra le possibili cause della sindrome dell'intestino permeabile vi sarebbe in particolare il GLUTINE  ed di conseguenza zucchericereali raffinati e derivati, inquinanti alimentari e tossine (es. micotossine). Quando l’intestino diventa eccessivamente permeabile, quindi, tossine, microbi e altre particelle sfuggono alla naturale barriera protettiva, riversandosi nel sangue e in tutti gli organi pelvici, questa è l'origine della malattia infiammatoria pelvica.

 
Malattia infiammatoria pelvica
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Il disegno mostra i siti più comuni della malattia infiammatoria pelvica
 
 

La malattia infiammatoria pelvica (in inglese Pelvic Inflammatory Disease, PID) è una infezione della parte superiore del sistema riproduttivo femminile, vale a dire dell'utero, delle tube di Falloppio e delle ovaie, all'interno del bacino.Spesso si presenta senza alcun sintomo evidente. I segni e i sintomi, quando si presentano possono includere dolore addominaleinferiore, perdite vaginali, febbreminzione con sensazione di bruciore, rapporti sessuali dolorosi e mestruazioni irregolari.La condizione, se non trattata, può portare a complicazioni a lungo termine tra cui infertilitàgravidanza ectopica, dolore pelvico cronico e il cancro.

La malattia è causata dalla diffusione dei batteri nella vagina e nella cervice. Infezioni da Chlamydia trachomatis o Neisseria gonorrhoeae sono presenti dal 75% al 90% dei casi. Spesso sono coinvolti più batteri diversi.In assenza di un trattamento, circa il 10% di quelli con una infezione da clamidia e il 40% di quelli con una infezione da gonorrea svilupperà una malattia infiammatoria pelvica.I fattori di rischio sono simili, in generale, a quelli delle infezioni sessualmente trasmesse e includono un numero elevato di partner sessuali e l'uso di droghe. Le lavande vaginali possono aumentare anch'esse il rischio. Tipicamente la diagnosi si basa sulla presentazione dei segni e dei sintomi. Si raccomanda che la malattia possa essere considerata in tutte le donne in età fertile che hanno dolori al basso addome. Una diagnosi definitiva può essere formulata trovando del pus nelle tube di Falloppio, durante un intervento chirurgico. L'ecografia può anche essere utile nella diagnosi.[2]

La prevenzione per la malattia include non avere rapporti sessuali o avere un ristretto numero di partner e fare uso dei preservativi.Lo screening delle donne a rischio di infezione da Chlamydia, seguito da un trattamento adeguato, diminuisce il rischio della malattia.Se la diagnosi viene sospettata, si consiglia di procedere con un trattamento. Il trattamento dovrebbe essere esteso anche i partner sessuali passati della donna.In coloro con sintomi lievi o moderati, una singola iniezione dell'antibiotico ceftriaxone, seguito da due settimane di somministrazione di doxiciclina e, eventualmente, metronidazolo per via orale è comunemente raccomandato. Per coloro in cui non si nota un miglioramento dopo tre giorni o chi ha sperimentato una grave forma di infezione, la somministrazione per via endovenosa di antibiotici deve essere utilizzata.

Nel 2008, a livello mondiale circa 106 milioni di casi di clamidia e 106 milioni di casi di gonorrea si sono verificati. Il numero di casi di malattia infiammatoria pelvica, tuttavia, non è chiaro.Si stima che colpisca circa l'1,5% delle giovani donne ogni anno. Secondo alcune stime, la condizione negli Stati Uniti interessa circa un milione di persone ogni anno.A partire dal 1970, l'utilizzo di un tipo di dispositivo intrauterino (IUD), noto come lo scudo Dalkon ha portato ad un aumento dei tassi dell'infezione pelvica. Gli attuali IUD non sono associati a questo problema, dopo il primo mese di utilizzo.

I processi infiammatori delle tube (salpingiti) e dell'ovaio (ovarite) vengono definiti annessiti: poiché in queste affezioni la flogosi si estende spesso anche al peritoneo, si parla di malattia infiammatoria pelvica.

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