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I bambini con  l’irritabilità dolori alle ossa, cambiamenti comportamentali, crampi muscolari, stanchezza,  dolori articolari, insensibilità agli arti, sono celiaci o hanno una Gluten sensitivity.

NON RIESCO PROPRIO A CAPIRE I MIEI COLLEGHI MEDICI!!
Le cose sono semplici !
Il GLUTINE E' LA CAUSA dell' ARTRITE IDIOPATICA GIOVANILE (quando la medicina non sa l'origine di una malattia usa il termine idiopoatico ). Come in tutte le malattie autoimmuni, vi è associata una infiammazione intestinale non sempre riconosciuta o avvertita dal paziente!
Il glutine se non eliminato dalla dieta puo' portare allo sviluppo di altre malattie autoimmuni 

E PERCHE' NON VERIFICARE METTENDO A DIETA I PAZIENTI ANZICHE' CONSIGLIARE TERAPIE ?
ALTRI LAVORI DI COLLEGHI DENUNCIANO GLUTINE E MALATTIE AUTOIMMUNI!

L’artrite idiopatica giovanile è una malattia autoimmune. La sensibilità al glutine nei pazienti non celiaci è collegata a patologie auto-immuni. Lo rivela uno studio firmato dal professor Antonio Carroccio, direttore della Medicina dell'ospedale di Sciacca e componente del dipartimento di Medicina Interna dell'Università di Palermo, pubblicato su Gastroenterology, una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali di Gastroenterologia.
Lo studio è stato condotto presso la divisione di Medicina dell'ospedale di Sciacca e la Medicina del DiBiMIS del Policlinico di Palermo. Sono stati valutati i dati di oltre 130 pazienti con "sensibilità al glutine" e sono stati confrontati sia con soggetti affetti da celiachia che con soggetti affetti da colon irritabile. Lo studio ha dimostrato che la dieta priva di frumento risolveva completamente i disturbi e che la reintroduzione del glutine scatenava nuovamente i sintomi. Il dato nuovo e più rilevante è che i pazienti con sensibilità al glutine hanno mostrato una elevata frequenza di patologie autoimmuni associate: fra esse nel 29% dei casi la tiroidite di Hashimoto, ma anche psoriasi, diabete mellito tipo I e spondilo-artrite artrite reumatoide, ecc...

L'articolo appena pubblicato non considera questa comorbidità!

 

La celiachia viene nominata per la prima volta da Areto di Cappadocia, che nel 250 d.C. scriveva dei koiliakos, “coloro che soffrono negli intestini”. Nel 1856, Francis Adams tradusse questo termine dal greco all’inglese, coniando l’espressione “celiaci”. Pochi anni dopo, nel 1888, Samuel Gee descrisse i sintomi dettagliati di questa condizione sia negli adulti che nei bambini, predicendo che l’unico trattamento consistesse nella dieta adeguata, con pochi alimenti derivati dalla farina. Solo a metà del XX secolo però fu chiarito che la celiachia si manifesta in alcune persone in seguito all’ingestione di proteine del grano, che danneggiano la mucosa intestinale.

Oggi, sappiamo che la celiachia è una malattia digestiva di origine genetica. I celiaci reagiscono all’introduzione di alimenti ricchi di glutine, un termine utilizzato genericamente per indicare alcune proteine specifiche del grano, dell’orzo e di altri cereali, come la gliadina. Queste proteine sono contenute nella pasta, nel pane, nei biscotti e causano una risposta immunitaria abnorme a livello intestinale, determinata dall’incapacità di digerirle e assorbirle. La risposta immunitaria genera una infiammazione cronica, danneggia i tessuti dell’intestino tenue e porta alla scomparsa dei villi intestinali, importanti per l’assorbimento di altri nutrienti.
Un celiaco quindi, oltre al danno diretto, subisce un consistente danno indiretto perché non è in grado di assorbire sostanze nutritive e quindi rischia la malnutrizione. Dato il meccanismo con cui si sviluppa, la celiachia è quindi una malattia autoimmunitaria.

Se non è diagnosticata tempestivamente e trattata in modo adeguato, la celiachia può avere conseguenze importanti, anche irreversibili.

Segnalata la comparsa di malattie infiammatorie croniche dell’intestino in soggetti con artrite idiopatica giovanile trattati con un nuovo farmaco

 Colite ulcerosa e Morbo di Crohn possono presentarsi in associazione a malattie reumatiche dei bambini come l’artrite idiopatica giovanile. Un articolo riporta tre casi di soggetti pediatrici nei quali queste malattie dell’intestino si sono sviluppate a seguito di un trattamento con un farmaco che contrasta l’effetto dell’interleukina 1.

L’artrite idiopatica giovanile è una malattia autoimmune nella quale all’infiammazione si accompagnano elevate concentrazioni, nel sangue e nei tessuti interessati dal danno, di citochine denominate interleukina 1 e interleukina 6. Per questo motivo si usano farmaci, come canakinumab e anakinra, che contrastano gli effetti dell’interleukina 1. Colite ulcerosa e Morbo di Crohn vengono definite, nel loro insieme, malattie infiammatorie croniche dell’intestino. Esse si associano a varie malattie autoimmuni e, in almeno un quarto dei casi, si presentano nell’infanzia o nell’adolescenza. Nell’artrite idiopatica giovanile di solito si osserva un’infiammazione lieve dell’intestino, ma non si sono rilevate vere e proprie malattie infiammatorie croniche dell’intestino. Un gruppo di ricercatori ha analizzato l’archivio del Centro tedesco per le malattie reumatiche dei bambini e degli adolescenti relativo agli anni compresi fra il 2010 e il 2015. Sono stati individuati 82 soggetti pediatrici con diagnosi confermata di artrite idiopatica giovanile. Di questi, 2 avevano anche il Morbo di Crohn e 1 la colite ulcerosa, sempre confermati con rettocolonscopia. Gli autori hanno rilevato che in tutti e tre i casi erano stati somministrati antagonisti dell’interleukina 1.

Nelle conclusioni, Hügle e colleghi segnalano che Morbo di Crohn e colite ulcerosa possono essere complicazioni, seppure rare, dell’artrite idiopatica giovanile e aggiungono che la terapia con antagonisti dell’interleukina 1 potrebbe essere il fattore che trasforma la lieve infiammazione intestinale, che più spesso si associa all’artrite idiopatica giovanile, in una vera e propria malattia infiammatoria cronica dell’intestino.

Tommaso Sacco

Fonte: Inflammatory bowel disease following anti-interleukin-1-treatment in systemic juvenile idiopathic arthritis; Pediatric Rheumatology, March 14 2017.

Causes

Most scientists believe that there are two main factors responsible for juvenile arthritis:

  • genetic mutations that cause the immune system to act abnormally
  • an environmental trigger, such as a virus or a bacterial infection

While genetic mutations might not affect immune function early in the child's life, exposure to a virus or bacterial infection might launch those abnormal genes into action.

Most cases of JIA are believed to be autoimmune disorders. Usually, when the immune system encounters a foreign substance, it makes a protein called an antibody that can attach to that substance and mark it as a threat.

blood test in a lab
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Diagnosis of JIA may follow a multistep protocol that includes laboratory tests of blood.

Each antibody is unique to the particular substance it was made for and can be produced again if the same substance is found in the future. In the case of an autoimmune disorder, the immune system mistakenly makes antibodies against its own tissues, marking them to be attacked.

However, some cases of JIA are better classified as autoinflammatory conditions.

While the body is still attacking its own tissue, the immune system dysfunction seen in autoinflammatory diseases does not involve antibodies. Instead, it occurs when the immune system initially detects an infection, or a gene mutation has occurred.

The body's first line of defense is to send out white blood cells, which swarm around infected tissue and destroy microbes. In the case of an autoinflammatory disorder, this white blood cell response is overactive, causing consistent inflammation and tissue damage.

Le cause
La maggior parte degli scienziati ritiene che ci siano due fattori principali responsabili dell'artrite giovanile:

mutazioni genetiche che fanno sì che il sistema immunitario agisca in modo anomalo
un trigger ambientale, come un virus o un'infezione batterica
Mentre le mutazioni genetiche potrebbero non influenzare la funzione immunitaria all'inizio della vita del bambino, l'esposizione a un virus o un'infezione batterica potrebbe far scattare quei geni anormali in azione.

La maggior parte dei casi di JIA sono ritenuti disturbi autoimmuni. Di solito, quando il sistema immunitario incontra una sostanza estranea, produce una proteina chiamata anticorpo che può attaccarsi a quella sostanza e contrassegnarla come una minaccia.

analisi del sangue in un laboratorio
La diagnosi di JIA può seguire un protocollo a più fasi che include esami di laboratorio di sangue.
Ogni anticorpo è unico per la particolare sostanza per cui è stato preparato e può essere prodotto di nuovo se la stessa sostanza viene trovata in futuro. Nel caso di una malattia autoimmune, il sistema immunitario produce erroneamente anticorpi contro i suoi stessi tessuti, contrassegnandoli per essere attaccati.

Tuttavia, alcuni casi di JIA sono meglio classificati come condizioni autoinfiammatorie.

Mentre il corpo sta ancora attaccando il suo stesso tessuto, la disfunzione del sistema immunitario osservata nelle malattie autoinfiammatorie non coinvolge gli anticorpi. Invece, si verifica quando il sistema immunitario rileva inizialmente un'infezione o si è verificata una mutazione del gene.

La prima linea di difesa del corpo è quella di inviare globuli bianchi, che sciamano intorno ai tessuti infetti e distruggono i microbi. Nel caso di un disturbo autoinfiammatorio, questa risposta dei globuli bianchi è iperattiva, causando infiammazioni consistenti e dama tissutale

Artrite pediatrica. Fimp: “Colpiti in media 10 mila bimbi ogni anno”

Le malattie reumatiche sono ancora sottostimate. Per questo la Fimp ha dato il via a scuole di formazione per intercettare i sintomi. E in un’ottica di integrazione ospedale territorio, costituire una rete integrata con i reumatologi. Perché un bambino non curato oggi, può diventare un invalido di domani

07 APR - Misconosciute, sottostimate, abbandonate. Apparentemente estranee a bambini e giovani. Ma così non è. Le malattie reumatiche non sono solo per vecchi. Colpiscono anche la popolazione infantile con un trend in aumento che non risparmia neanche i piccoli sotto l’anno di vita.La più subdola è l’artrite idiopatica giovanile: si stimano circa 15 mila nuovi casi l’anno, considerando che i bambini di età inferiore ai 10 anni in Italia sono poco meno di 10 milioni. Si tratta di un dato incerto: l’ampia forbice nel dato di prevalenza (da 15 a 150 casi ogni 100mila bambini) conferma una forte sottostima del fenomeno. E si calcola che circa 10mila bambini e adolescenti possano esserne affetti.
Individuare le malattie reumatiche in tempi rapidi, per curarle e migliorare la prognosi diventa quindi un diktat.
I motivi? Molti. Perché un bambino su mille non curato oggi, può diventare un invalido di domani e nelle forme più gravi si può arrivare addirittura alla morte. Perché sono patologie croniche che comunque diminuiscono le aspettative di vita di circa sette anni. Perché tutto questo comporta oltre al disagio sociale dei bambini e delle famiglie, un aggravio di costi, soprattutto nelle regioni del Sud dove i pazienti sono costretti a migrare per ricevere cure adeguate.

Per questo i pediatri della Fimp hanno deciso di intervenire. E in occasione delle Giornate Scuola Capri-CAMPUS 2013 hanno dato il via ad un percorso di formazione rivolto a propri medici. Obiettivi: creare professionisti d’eccellenza per intercettare sintomi di patologie che spesso iniziano senza segni conclamati. Indirizzare i piccoli pazienti verso specialisti in grado di fornire cure all’avanguardia. Perché guarire dalla malattia si può.

“La pediatria di famiglia – spiega Giuseppe Mele, presidente della Fimp - è il primo avamposto sul territorio in grado di intercettare i bisogni della popolazione infantile. Per questo stiamo formando uno zoccolo duro di pediatri che sappiano individuare e riconoscere con precisione i sintomi di queste patologie ancora misconosciute in età pediatrica. I nostri obiettivi fondamentali sono quelli di attuare, in un’ottica di integrazione ospedale territorio, una rete integrata tra pediatria di base e specialistica reumatologica, nella quale siano compresi percorsi agevolati di accesso alle strutture per garantire più moderni presidi terapeutici. Soprattutto – ha aggiunto Mele – vogliamo creare eccellenze per indirizzare i pazienti nei centri regionali dove potranno ricevere, anche grazie a farmaci biologici di nuova generazione, cure in grado di cambiare il futuro e la qualità della loro vita da adulti”.

Stop alle cure “fuori casa”.Ma non solo, la Fimp punta anche ad offrire il proprio contributo per arrestare la mobilità interregionale dei pazienti. Un fenomeno che coinvolge ogni anno più di 860 mila cittadini costretti a “emigrare” in altre Regioni per ricevere le cure. Un giro d’affari che nel 2011 si è aggirato intorno ai 3,8 miliardi di euro e che vede nella maggior parte dei casi i pazienti del Sud migrare verso le strutture del Centro-Nord. Il conto più salato lo paga la Campania, con 311 milioni da versare ad altre Regioni alle quali si sono rivolti i propri cittadini, seguita da Calabria (-238,9 mln), Sicilia (-197,5), Puglia (-177,2 mln) e Lazio (-139,6 mln).
“Le famiglie non si scontrano solo con la difficoltà di ricevere una diagnosi – ha aggiunto Mele – ma anche, una volta individuata la patologia, con la difficoltà di accesso alle giuste cure. I centri di riferimento a livello nazionale sono scarsi e soprattutto sono dislocati al Nord e al Centro Italia. Una mancata offerta che inevitabilmente li costringe a migrare verso altre regioni. Da qui il nostro impegno a offrire risposte puntuali, dando maggiore consapevolezza ai genitori per far curare i nostri bambini negli Ospedali del Meridione ed evitare così spostamenti che comportino gravi disagi psicologici ed economici”.

Terapie innovative.Le malattie reumatiche dei bambini, patologie autoimmuni spesso rare, sono state a lungo considerate difficili da diagnosticare e da curare. Ma ora grazie alla ricerca innovativa e studi clinici ad hoc sono stati compiuti importanti progressi che consentono diagnosi più precoci ed una maggiore attenzione clinica.
“C’è il convincimento, a volte anche tra i medici, che le malattie reumatiche appartengano solo ad un’età avanzata – ha detto il Professor Giovanni Lapadula, Ordinario di reumatologia all’Università di Bari – un luogo comune che va purtroppo smentito in quanto possono colpire sia giovani adulti sia i bambini. La vera difficoltà sta nell’acquisire la capacità di individuare precocemente queste patologie nelle fasce di età più basse, ma questo è il momento più adatto per ottenere il massimo risultato. Una terapia appropriata, che segua una diagnosi corretta, può garantire remissioni tanto lunghe da poter essere definite come guarigioni. Un ruolo importante lo svolgono proprio i pediatri – ha aggiunto –, sia perché gestiscono un rapporto diretto con le famiglie e sono i primi medici ai quali i genitori propongono i loro problemi ed i loro timori, sia perché essi sono gli unici in grado di gestire con competenza un corpo in fase di accrescimento”.
Quali sono le terapie per i bambini? Gli antinfiammatori sono efficaci, e il Metotrexate rimane un gold standard nella cura, ha speigato Lapadula. Ma laddove si dimostrasse insufficiente si possono inserire i farmaci biotecnologici, ma solo quelli  registrati per i bambini.


Ma quali sono i campanelli d’allarme che devono spingere i genitori a rivolgersi al pediatra? Il primo segnale è un’andatura zoppicante persistente, ma anche dolori osteoarticolari (ginocchia, caviglia, gomiti e polsi), difficoltà nell’afferrare gli oggetti, salire le scale. L’anomala stanchezza nello svolgere le attività quotidiane può essere, in un bambino un vero e proprio sintomo d’allarme, che le mamme in primis devono individuare.

“Individuare i sintomi nel bambino può essere complesso – ha spiegato Lapadula – i bambini continuano, infatti, a giocare anche quando hanno dolore. Sopportano meglio degli adulti il dolore cronico. La riduzione della mobilità di un arto in qualche caso viene anche inizialmente scambiata per una malattia neurologica. Ecco perché un’azione sinergica tra i pediatri, professionisti ‘sentinella’ in grado di riconoscere la malattia e lo specialista è un atout fondamentale”.

Artrite reumatoide giovanile

artrite reumatoide giovanile

L'artrite reumatoide giovanile è una malattia ad impronta autoimmune che provoca Infiammazione e rigidità articolare nei bambini fino a 16 anni. A seconda del numero di articolazioni coinvolte in questo processo infiammatorio, l'artrite reumatoide giovanile viene distinta in pauciarticolare, poliarticolare e sistemica.

Tipi di artrite reumatoide giovanile

L'artrite pauciarticolare sta ad indicare che le articolazioni colpite sono al massimo quattro; è il tipo di Artrite reumatoide giovanile più comune e colpisce solitamente le grandi articolazioni come le ginocchia. Questo tipo di malattia può provocare patologie oculari e presenza di Anticorpi ANA nel sangue. Visite frequenti dall'oculista serviranno ad evitare problemi seri agli occhi, come l'infiammazione dell'iride o dell'uvea.

L'artrite poliarticolare, invece, indica che sono state colpite più di 4 articolazioni, più comunemente mani e piedi, ma potrebbero esserne coinvolte anche altre.  L'artrite poliarticolare è spesso simmetrica, cioè colpisce le articolazioni pari (mani, piedi, ginocchia, ecc.). Nel sangue delle persone affette da questo tipo di malattia è facile ritrovare anticorpi IgM fattore reumatoide.

L'artrite sistemica è caratterizzata, oltre che dal gonfiore e dall'infiammazione delle articolazioni, anche da febbre e rash cutaneo. Questo tipo di malattia coinvolge anche organi interni, quali la milza, il fegato, il cuore, i linfonodi. Soltanto una piccola percentuale di questi bambini, però, sviluppa artrite in molte articolazioni e può essere soggetta ad artrite severa durante l'età adulta.

La differenza sostanziale tra l'artrite reumatoide negli adulti e l'artrite reumatoide giovanile sta nel fatto che mentre i bambini affetti da quest'ultima spesso superano la malattia, gli adulti invece hanno sintomi che durano per tutta la vita. Infatti, secondo alcuni studi, i sintomi dell'artrite reumatoide giovanile scompaiono in più della metà dei giovani colpiti però, al contrario dell'artrite reumatoide negli adulti, possono incidere sul normale sviluppo delle ossa e sulla crescita dei piccoli pazienti.

Sintomi dell'artrite reumatoide giovanile

Sintomi tipici dell'artrite reumatoide giovanile sono un gonfiore articolare persistente, dolore, limitazione nei movimenti e rigidità, soprattutto alla mattina. Le articolazioni più colpite sono le ginocchia, le mani ed i piedi. L'infiammazione agli occhi può essere considerata un altro segno tipico dell'artrite reumatoide giovanile e può complicarsi se non seguita e trattata adeguatamente.

Come conseguenza, anche l'aspetto fisico dei giovani pazienti può essere alterato: poiché questa malattia essenzialmente limita molto la crescita e lo sviluppo delle ossa, i pazienti possono essere più piccolini rispetto al normale oppure possono presentare, ad esempio, una gamba più lunga dell'altra.

Diagnosi di artrite reumatoide giovanile

Innanzitutto, il medico prenderà in considerazione, per porre diagnosi, i sintomi che si presentano da più di sei settimane: gonfiore, rash cutaneo, febbre, infiammazione agli organi interni. Gli esami di laboratorio di per sé non sono una prova per porre diagnosi, ma soltanto per classificare il tipo di artrite reumatoide che ha colpito il bambino. I test più comuni sono quello alla ricerca di anticorpi ANA, del fattore reumatoide e del fattore di sedimentazione degli eritrociti. La radiografia è necessaria soltanto se il medico sospetta un danno all'osso o alla cartilagine oppure uno sviluppo osseo anomalo.

 

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